Comuni montani
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Comuni montani
La legge 131/2025 ha avviato il riordino della classificazione dei Comuni montani con l’obiettivo di superare il sistema introdotto nel 1993 e definire criteri uniformi su scala nazionale per l’accesso ai fondi e alle misure dedicate ai territori montani. L’intento della riforma era quello di aggiornare una classificazione ritenuta ormai superata, introducendo parametri tecnici omogenei basati sulle caratteristiche geomorfologiche dei territori. Il nuovo impianto ha infatti attribuito un peso determinante ad altitudine e pendenza, ridefinendo l’elenco dei Comuni montani attraverso criteri prevalentemente orografici.
L’applicazione di questi parametri ha però prodotto un effetto immediato: oltre 600 Comuni storicamente considerati montani sono stati esclusi dal nuovo elenco nazionale, pur continuando a presentare condizioni di forte fragilità territoriale, economica e sociale.
Il problema sollevato da numerosi Enti Locali riguarda proprio l’impostazione della riforma. Secondo i Comuni interessati, la montanità non può essere ridotta a una semplice misurazione tecnica del territorio, perché vivere e amministrare nelle aree interne significa confrontarsi quotidianamente con spopolamento, isolamento infrastrutturale, difficoltà nei collegamenti, carenza di servizi essenziali, fragilità economiche e ridotta capacità amministrativa. Infatti, molti dei Comuni esclusi registrano redditi pro capite inferiori alla media nazionale, elevati livelli di vulnerabilità secondo gli indicatori ISTAT e forti criticità demografiche. Nonostante ciò, la nuova classificazione rischia di privarli di strumenti fondamentali per garantire servizi e continuità amministrativa come ad esempio accesso ai fondi dedicati ai territori montani, le agevolazioni fiscali, il sostegno alle attività agricole, i servizi scolastici e sanitari, la manutenzione del territorio e le misure di contrasto allo spopolamento.
ASMEL ha denunciato fin da subito le criticità della riforma, definendola insufficiente a rappresentare la reale complessità dei territori montani. L’Associazione ha raccolto le segnalazioni e le preoccupazioni provenienti dai Comuni di tutta Italia, portando all’attenzione istituzionale il rischio che l’applicazione di criteri esclusivamente geomorfologici producesse una penalizzazione proprio per i territori più fragili. La legge stessa riconosce la montagna come una realtà socio-economica e non come un mero dato geografico. Per questo l’Associazione sostiene la necessità di integrare i criteri altimetrici con indicatori capaci di rappresentare le reali condizioni dei territori, come l’Indice di Fragilità Comunale elaborato dall’ISTAT, il livello dei redditi, l’accessibilità ai servizi pubblici, la marginalità territoriale e il calo demografico.
Accanto all’azione di sensibilizzazione pubblica e di rappresentanza istituzionale, ASMEL ha promosso anche un’azione giuridica a sostegno dei Comuni coinvolti, chiedendo la revisione dei criteri adottati e sostenendo i ricorsi presentati dinanzi al TAR Lazio contro il DPCM del 20 febbraio 2026.
La prima udienza al tribunale amministrativo si è tenuta il 13 maggio, la prossima sarà il 27 maggio. Nel frattempo, ASMEL continua la battaglia con l’obiettivo di ottenere la sospensiva del provvedimento, così da consentire ai Comuni esclusi di mantenere vantaggi, agevolazioni e accesso ai fondi.