RIFORMA DEI COMUNI MONTANI: CAMPANIA E PIEMONTE UNITE NELLA PROTESTA CONTRO I NUOVI CRITERI ALTIMETRICI

Campania e Piemonte si attestano come le regioni più colpite per numero di Comuni montani declassati

RIFORMA DEI COMUNI MONTANI: CAMPANIA E PIEMONTE UNITE NELLA PROTESTA CONTRO I NUOVI CRITERI ALTIMETRICI

Campania e Piemonte si attestano come le regioni più colpite per numero di Comuni montani declassati

RIFORMA DEI COMUNI MONTANI: CAMPANIA E PIEMONTE UNITE NELLA PROTESTA CONTRO I NUOVI CRITERI ALTIMETRICI

Campania e Piemonte si attestano come le regioni più colpite per numero di Comuni montani declassati

La mancata intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni sui nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani ha ulteriormente irrigidito la situazione di incertezza attorno alla legge 131/2025, alimentando il malcontento degli amministratori locali. La riforma, che introduce parametri basati esclusivamente su altimetria e pendenza, rischia di escludere dalle agevolazioni e dai fondi oltre 1.200 enti su tutto il territorio nazionale, ignorando fattori determinati come la marginalità socio-economica e la carenza di servizi essenziali. In questo quadro, Campania e Piemonte si attestano come le regioni più colpite della penisola, dopo la Sardegna, rispettivamente al secondo e al terzo posto per numero di Comuni declassati.

In Campania, sono 125 gli Enti esclusi, riducendo il numero di Comuni montani da 298 a 173, con un impatto devastante soprattutto nel Salernitano e nelle aree di Avellino, Benevento e Caserta. Il dato più critico riguarda proprio la fragilità del territorio: il 93% dei Comuni campani declassati presenta un reddito pro capite inferiore alla media nazionale, e la metà di essi vive in condizioni di altissima vulnerabilità secondo i parametri ISTAT.

I Sindaci di Conca della Campania e Monteverde, David Lucio Simone e Antonio Vella, denunciano come questo declassamento non sia solo una questione di “etichetta” ma una minaccia diretta alla sopravvivenza dei servizi e alle misure contro lo spopolamento in territori che «sono montagna» nella realtà quotidiana, a prescindere dai calcoli. Paradossalmente, centri come Sicignano degli Alburni e Postiglione, pur situati oltre i 1.500, perderebbero lo status di comuni montani a causa della rigidità dei nuovi parametri orografici.

Il Piemonte affronta una sfida speculare, con 105 Comuni declassati, inclusi casi limite come Castellamonte, che supera i 2.015 metri di altitudine, o Villar Dora e Cumiana, situati oltre i 1.400 metri. Oltre alle incongruenze geografiche, i primi cittadini piemontesi segnalano come la perdita dello status comporterebbe il collasso dei servizi: Giuseppe Teti, Sindaco di Vignole Borbera, avverte che la riforma potrebbe portare alla chiusura delle scuole e all’abbandono delle attività agricole, mentre il Sindaco di Vesime, Marco Garino, paragona la situazione di isolamento e marginalità delle Langhe a quella dell’Irpinia citando il caso emblematico anche del piccolo Comune di Bergolo. Ed è proprio il Primo Cittadino di questo comune ad evidenziare il timore che i nuovi criteri e le conseguenze possano aprire la strada a fusioni forzate, negando anni di sforzi nel turismo sostenibile e nel recupero rurale.

Secondo Giovanni Caggiano, Presidente Asmel, la questione andrebbe rivista affinché si preservi l’operatività dei territori e dei servizi. «La montagna non può essere misurata semplicemente con il righello» afferma «per questo ASMEL si sta adoperando con le altre associazioni per una revisione dei criteri che integri i dati territoriali con coesione sociale e reale fragilità dei Comuni. Solo un punto di equilibrio che tenga conto del calo demografico e delle difficoltà di accesso ai servizi potrà evitare che la riforma si trasformi in una “ferita profonda” per l’intero Paese, preservando l’identità di territori che rappresentano un presidio fondamentale per la nazione».

L’esclusione di Conca della Campania dall’elenco dei Comuni montani ha conseguenze profonde sulle politiche locali, sui fondi e sulle misure contro lo spopolamento. Le aree montane dovrebbero essere sostenute, non penalizzate da una riforma basata solo su criteri altimetrici. È necessario considerare anche i dati socio-economici, perché oggi la gestione pubblica in queste zone si regge spesso solo sulla capacità dei sindaci locali.

David Lucio Simone, Sindaco di Conca della Campania (CE)

Il nuovo Dpcm sui Comuni montani, così come formulato, rischia di produrre effetti penalizzanti per le aree interne e appenniniche, perché fonda la classificazione su criteri che non sempre intercettano i bisogni reali delle persone, il grado di isolamento e di accessibilità ai servizi. Monteverde è stato tra i primi Comuni a lanciare l’allarme, per evitare che decisioni troppo rigide incidessero su servizi essenziali e dinamiche già fragili come spopolamento e abbandono. Nelle ultime ore emergono segnali incoraggianti: pare che nella nuova proposta in discussione Monteverde potrebbe rientrare tra i Comuni montani. Un passaggio importante, in attesa della formalizzazione, che lascia ben sperare anche per altri territori. Qui la montagna non è un’etichetta, è realtà quotidiana: noi non viviamo “in montagna”, noi siamo montagna

Antonio Vella, Sindaco di Monteverde (AV)

Le conseguenze più gravi riguardano la scuola: con criteri rigidi sul numero minimo di alunni, rischiamo la chiusura dei plessi e l’allungamento insostenibile dei tragitti per i bambini. Così si spingono le famiglie ad andare via e si accelera l’abbandono dei borghi. Senza accesso ai fondi, le piccole aziende agricole e vitivinicole non reggeranno. Se l’obiettivo è l’abbandono di questi territori, lo si dica chiaramente

Giuseppe Teti, Sindaco di Vignole Borbera (AL)

È paradossale che un Comune come il nostro perda ogni tutela mentre si parla di rilancio delle aree interne. Questa impostazione apre la strada a nuove fusioni forzate e nega anni di lavoro per contrastare lo spopolamento, anche attraverso il turismo sostenibile e il recupero del patrimonio rurale. Speriamo che le battaglie che si stanno intraprendendo con ASMEL in prima fila per la difesa delle piccole realtà montane portino ad una riflessione e presa di coscienza del legislatore

Mario Marone, Sindaco di Bergolo (CN)

Ridurre la montanità alla sola altitudine è limitativo! Cossato è la porta d’ingresso di un’ampia area montana e svolge una funzione di servizio fondamentale per i Comuni circostanti. Escluderci significa indebolire non solo il nostro territorio, ma l’intero sistema montano che ruota intorno a noi

Enrico Moggio, Sindaco di Cossato (BI)

La montagna non è solo una questione di metri e pendenze. È socialità, economia locale, servizi, sanità, scuola. La Regione Piemonte ha sempre riconosciuto questi territori come montani e fortemente svantaggiati con proprie leggi. Oggi lo Stato va in direzione opposta, creando un conflitto normativo e colpendo territori che stavano faticosamente provando a rialzarsi. Questa non è una battaglia locale, ma riguarda tutta la penisola. Dalle Langhe al Monregalese viviamo condizioni molto simili a quelle dell’Irpinia: territori interni, marginali, con difficoltà logistiche, servizi lontani e fragilità economiche evidenti. Criteri rigidi e solo altimetrici colpiscono in modo devastante le opportunità di sviluppo, le politiche per i giovani, la scuola e il turismo, proprio in aree che stavano faticosamente provando a risollevarsi dopo decenni di difficoltà. Se vengono meno anche le leve promozionali e di sostegno, il rischio concreto è tornare rapidamente allo spopolamento

Marco Garino, Sindaco di Vesime (AT)