MONTAGNA, ALTRO CHE RIORDINO: UN CAOS DI ELENCHI CHE PUNISCE I PIÙ FRAGILI

MONTAGNA, ALTRO CHE RIORDINO: UN CAOS DI ELENCHI CHE PUNISCE I PIÙ FRAGILI

MONTAGNA, ALTRO CHE RIORDINO: UN CAOS DI ELENCHI CHE PUNISCE I PIÙ FRAGILI

La nuova geografia della montagna, emersa dopo l'ultima Conferenza Unificata, non è il riordino organico promesso, ma un mosaico di deroghe e numeri contraddittori.

Nonostante i proclami, i numeri parlano chiaro: la platea dei comuni montani è stata sì ampliata di +872 enti rispetto alla prima bozza di Dpcm attuativo della legge per la montagna passando da 2.843 a 3.715 Comuni ma restano comunque 637 comuni declassati rispetto a quelli storicamente considerati montani. Il dato più grave è che questi comuni esclusi presentano, per la gran parte, una media di reddito pro-capite estremamente bassa e soffrono di fragilità strutturali che la riforma ignora. Emblematico il caso di 168 comuni declassati, dove fino a un terzo dei contribuenti è sotto la soglia di povertà e l’indice di fragilità comunale Istat li colloca nella fascia di massima vulnerabilità. Insomma ancora una volta i Comuni più ricchi e ad alta quota restano blindati, mentre la "montagna povera" di fascia bassa viene espulsa dal riconoscimento statale.

In questo scenario, assistiamo allo "splendido isolamento" dell'ANCI. L’Associazione, sedendo da sola ai tavoli decisionali ed escludendo altre voci come Asmel, si è accorta tardivamente di aver avallato una "ghigliottina" che inizialmente tagliava fuori oltre 1.200 enti, come evidenziato finanche dalle delegazioni regionali in una accorata lettera al Presidente. Ora, per rimediare al danno, l'ANCI esprime "valutazione positiva" e si dichiara soddisfatta perché ha “ottenuto” di mantenere le deroghe per le leggi regionali ancorate al vecchio elenco previgente.

Ecco la beffa: avremo una lista nazionale per i fondi FOSMIT basata sui nuovi criteri e liste regionali "di scorta" per salvare i fondi minimi. Si crea un caos normativo con elenchi diversi a seconda del beneficiario, smentendo l'obiettivo di semplificazione della Legge 131/2025.

Questa non è la riforma che serve alla montagna. È un’operazione tecnica che banalizza la complessità dei territori e divide i sindaci. Chiediamo che il riordino non sia un test geomorfologico, ma un sostegno concreto a chi vive e presidia territori in svantaggio socio-economico, indipendentemente dai metri sul livello del mare.

Basta con i criteri a misura di ricchi. La montagna è una condizione, non una quota.

ECCO LA NUOVA MAPPA NAZIONALE

Fonti: 

DPCM Comuni Montani 2025

ISTAT UNCEM 2015 Comuni montani