CHI RESTA MONTANO E CHI NO (FORSE): LA NUOVA MAPPA DEI COMUNI
CHI RESTA MONTANO E CHI NO (FORSE): LA NUOVA MAPPA DEI COMUNI
CHI RESTA MONTANO E CHI NO (FORSE): LA NUOVA MAPPA DEI COMUNI
La “geografia” dei Comuni montani italiani è destinata a cambiare volto. Dopo oltre settant’anni, criteri fermi al 1952 vengono riscritti dalla legge 131/2025, entrata in vigore lo scorso settembre, con l’obiettivo dichiarato di superare una classificazione ormai giudicata obsoleta e troppo estesa dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che ha parlato apertamente della necessità di ridurre l’elenco degli oltre 4mila cosiddetti “campanili bianchi”.
La revisione nasce da un lavoro istruttorio condotto con esperti indicati da ANCI e REGIONI e confluito in una bozza di Dpcm ancora all’esame della Conferenza Unificata. Nell’ultima seduta, lunedì 29 dicembre, le Regioni non hanno raggiunto un’intesa e hanno chiesto – ottenendola – una proroga. La nuova scadenza è fissata al 13 gennaio, data che potrebbe essere decisiva per il via libera definitivo.
La proposta introduce parametri più stringenti basati su altitudine e pendenza. Applicando questi criteri, i Comuni montani passerebbero da 4.059 a 2.843. Secondo la zonizzazione altimetrica ISTAT, oltre il 96% dei Comuni declassati è classificato almeno come collinare. In termini numerici, le Regioni che perderebbero più Comuni in valore assoluto sono: Sardegna, Campania e Piemonte, tutte con oltre 100 Comuni declassati.
Criticità rilevanti emergono anche in Puglia, dove oltre il 77% degli attuali Comuni montani rischia l’esclusione, spesso per pochi metri sotto la soglia dei 500 metri. Al contrario, cambierebbe poco o nulla per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, che conserverebbero quasi intatta la loro platea di Comuni montani. Il dato più controverso riguarda il profilo socio-economico dei territori coinvolti. Infatti quasi il 70% presenta redditi pro capite inferiori alla media nazionale (21.431 euro).
Non mancano casi emblematici, come Umbriatico, dove i redditi risultano dimezzati rispetto alla media e il 35% dei contribuenti si colloca sotto la soglia di povertà. Al contrario, tra i Comuni che resterebbero montani, il 42% supera la media nazionale dei redditi, includendo località ben note come Courmayeur, Positano e Cortina d'Ampezzo. La posta in gioco è alta: dalla classificazione come Comune montano dipendono fondi, agevolazioni fiscali, deroghe normative e politiche contro lo spopolamento. Proprio per questo, la discussione resta accesa.
La nuova mappa promette maggiore rigore tecnico, ma solleva interrogativi sull’equità sociale e territoriale. Chi resta montano – e chi no – non è ancora scritto fino in fondo.
La partita si giocherà ora sul terreno del confronto istituzionale e della capacità di rappresentanza degli enti locali, dalle Alpi agli Appennini. In questo scenario, sarà decisivo il ruolo della nostra associazione, chiamata a esercitare una forte azione di pressione e tutela degli interessi dei Comuni soci affinché i nuovi criteri non si traducano in una penalizzazione ingiustificata dei territori più fragili..