Compensi minimi

Grazie al ricorso presentato da ASMEL contro il Decreto MIT 12 febbraio 2018 pubblicato in G.U. n. 88 del 16 aprile 2018, a seguito dell’Ordinanza n. 4710 del TAR Lazio del 2 agosto u.s. è stata sospesa l’efficacia del Decreto relativamente ai compensi minimi per i Commissari di Gara.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, anziché limitarsi, come prescrive la norma (art.77, comma 10 del Codice dei contratti pubblici) a stabilire la tariffa di iscrizione all'Albo ANAC dei Commissari e il compenso massimo per gli stessi, con un chiaro eccesso di delega, aveva anche fissato delle tariffe “minime” del tutto illogiche.
Basti pensare che il compenso minimo di 3.000 euro avrebbe comportato un costo complessivo per le Commissioni di Gara di almeno 9.150 euro (11.000 con le spese di trasferta): uno spreco di denaro pubblico, in particolare per le gare ricomprese nella fascia tra 40 e 500mila euro, che rappresentano il 75% di quelle pubblicate dai Comuni.
«Il decreto è stato approvato - afferma Francesco Pinto, Segretario generale ASMEL - nel silenzio assordante di ANCI, che avrebbe dovuto tutelare gli interessi di questi ultimi e con il consenso di ANAC, che avrebbe dovuto garantire il rispetto della legalità, invece di esprimere improvvidamente Parere favorevole ad un Decreto chiaramente illegittimo perché in contrasto con il dettato del Codice degli Appalti come ha sancito il TAR». 
Secondo ASMEL, «Il consueto “collaborazionismo” di ANCI è questa volta ancora più grave, in quanto dietro questa vicenda si cela un pregiudizio insensato degli apparati romani nei riguardi degli Enti locali. Pregiudizio evocato recentemente anche da Raffaele Cantone, nel corso dell’Audizione al Senato di fine luglio: Il punto vero è che c’è questa preoccupazione enorme fra gli Amministratori locali, soprattutto fra la burocrazia delle amministrazioni locali, il vero grande tappo al sistema dei lavori pubblici. Nessuno si vuole assumere la responsabilità di firmare».
«Il Presidente ANAC, con il suo consueto candore - continua Pinto - ha svelato il pregiudizio degli apparati romani contro le autonomie locali, in base al quale la riforma degli appalti non decolla, non perché scritta male, ma perché gli addetti ai lavori sono inetti o incompetenti.  Pollice verso, dunque, contro i dipendenti pubblici da sostituire nelle Commissioni di gara con professionisti privati. Per attrarre i quali occorre fissare compensi minimi adeguati alle parcelle professionali».
ASMEL contesta questa impostazione ricordando che competenze, professionalità e impegno dei dipendenti pubblici sono più facilmente rinvenibili nei Comuni, in primis quelli piccoli e medi, piuttosto che nei carrozzoni romani; e che questo pregiudizio, non solo costa caro all’erario, (almeno 1,5 miliardi di euro), ma mette in discussione un principio di garanzia ed imparzialità essenziale negli appalti pubblici. Nel vecchio Codice era scritto a chiare lettere che solo i dipendenti pubblici potevano partecipare alle Commissioni di gara, salvo eccezioni legate a carenze di organico da documentare adeguatamente. Il nuovo Codice ha previsto un Albo nazionale dei Commissari a presidio della trasparenza e della imparzialità. Solo che in questo Albo professionisti privati e dipendenti pubblici pari sono. Questi ultimi, se aspirano a ricevere un compenso, versano come i privati una “fiche” di 168 euro all’anno e se va bene possono ottenere un compenso minimo di 3.000 euro.
«Un meccanismo non proprio esaltante - insiste Pinto - in un contesto in cui la chiarezza della norma, unico vero argine a sprechi e malaffare, è scomparsa dall’orizzonte. La normativa sugli Appalti pubblici si è trasformata ormai in un manuale di enigmistica giuridica. Il nuovo Codice, a oltre due anni dal varo, attende ancora di essere completato (mancano 36 Decreti attuativi), ed è facile calcolare che, una volta completato (altri due anni?), esso, insieme ai 66 decreti di attuazione, conterrà il 309 % delle parole contenute nel vecchio Codice, comprese quelle del vecchio glorioso Regolamento. L’esatto contrario della semplificazione annunciata».
L’Ordinanza del TAR ha rinviato tutti al 22 maggio prossimo per l’udienza di merito. Fino a quella data i “compensi minimi” per i Commissari di Gara sono inapplicabili, restando in capo alle singole Amministrazioni il compito di determinare i relativi compensi valutando le specificità di ciascuna procedura o rinviando ad appositi regolamenti interni.
A questo punto si resta in attesa di conoscere le decisioni dell’ANAC anche in merito all’iscrizione all’Albo, annunciata per il prossimo 10 settembre ma che, visti gli sviluppi, potrebbe subire un rinvio sine die, di modo che si possa avere il giusto tempo per riflettere e per trovare una soluzione equilibrata tra i tanti interessi in campo.

Qui il Comunicato

Qui la Circolare

Qui l'Ordinanza del Tar

Qui l'articolo del 08/08/2018 del Mattino

Qui l'articolo del 07/08/2018 di Italia Oggi

Qui l'articolo del 06/08/2018 del Sole24Ore

Qui l'articolo del 08/08/2018 del Mattino

Qui l'articolo del 07/08/2018 di Italia Oggi

Qui l'articolo del 06/08/2018 del Sole24Ore

Qui l'articolo del 09/08/2018 del Sole24Ore

Qui l'articolo del 22/08/2018 del Fatto Quotidiano

Qui la Circolare per il Ricorso al Decreto MIT

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